La dottoressa Elina Hemminki del National Istitute for Health and Welfare di Helsinki, in un convegno tenutosi all’ Istituto Superiore di Sanità dal titolo “Terapia ormonale post menopausale e informazioni alle donne“, parla di risultati e di un programma di ricerche totalmente manipolato.
La dottoressa, infatti, denuncia i dati originali dello studio WHI che sono attualmente in mano all’industria produttiva dei farmaci per la terapia sostitutiva. Storicamente, negli anni 60,poco dopo la scoperta della somministrazione d’ ormoni femminili e la pillola contraccettiva, sorse nei ricercatori ed anche nelle case farmaceutiche, l’idea di somministrare alle donne in menopausa ormoni sintetici per mantenere loro la giovinezza e ridurre le malattie legate all’invecchiamento. Ma già a metà degli anni 70 l’aumento di carcinoma del corpo dell’utero costrinse parecchi medici alla sospensione. Negli anni 80 però la terapia ricominciò lasciando che alla somministrazione degli estrogeni si aggiungessero dei progestinici, ovvero l’altro ormone fondamentale del ciclo mestruale, sperando che nessun problema sorgesse.
Negli Stati Uniti, però, lo studio WHI (Women’s Health Initiative), finanziato dal National Health Istitute, è una vera e propria doccia fredda per il consumo di ormoni da parte delle donne in menopausa. Non proteggono dall’infarto, aumentano il rischio di ictus, non riducono l’Alzheimer, aumentano il rischio di cancro della mammella. Crollano le vendite in tutto il mondo e, fortunatamente, crolla anche l’eccesso di tumori mammari che si era rilevato nelle statistiche. In Italia la Consensus Conference di Torino nel 2008 indica categoricamente: “il più basso dosaggio possibile, solo alle donne che hanno una cattiva qualità della vita, per il minor tempo possibile”. Oggi se ne parla ancora molto nonostante le informazioni contraddittorie.
Una cosa è certa, che i farmaci della terapia ormonale sostitutiva in menopausa, il cui costo in Europa è spesso a carico del servizio sanitario pubblico, a differenza dei prodotti vegetali, sono uno dei più grandi business del mondo e le case farmaceutiche ringraziano.








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