Come riporta il professionista Renato Gelforte, oltre a lasciarvi il link del sito Settimo Potere che contiene aggiornamenti importanti riguardanti la norma sull’abolizione dell’Albo dei Pubblicisti contenuta nel decreto Salva Italia, ho deciso di riportare integralmente quanto pubblicato dal giornalista Antonello Antonelli nel suo blog personale che ha seguito fino ad ora l’evolversi della vicenda.
In questi giorni si sono rincorse le ipotesi più disparate circa il destino dei giornalisti pubblicisti dopo la conferma, in senso restrittivo, delle norme previste dalla cosiddetta “manovra di Ferragosto” che impone agli Ordini professionali la cancellazione di norme in contrasto con le leggi europee sulle professioni. Per quel che riguarda i giornalisti, la “norma in contrasto” più eclatante è quella che riguarda l’iscrizione dei pubblicisti che non sostengono alcun esame di Stato per l’ingresso nell’Ordine. Qualche giorno fa in un post prenatalizio ho scritto già dei possibili scenari che si presentano di fronte al Governo e al Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
La notizia di questi minuti viene da un intervento della collega Antonella Cardone, membro del Consiglio nazionale, che ha confermato che l’Ordine si occuperà del caso nella seduta consiliare del 18, 19 e 20 gennaio. Nel suo vademecum inviato a tutti i colleghi per aiutare la massima diffusione pare che ci sia poca speranza per chi non diventerà pubblicista entro il 13 agosto (data ultima per la riforma degli Ordini) o per chi, da pubblicista, non svolge l’attività giornalistica in maniera esclusiva.
Questo è il testo della comunicazione di Antonella, che fornisce anche utili consigli per gli attuali pubblicisti:
Carissimi,
dal prossimo 13 agosto il giornalismo potrà essere praticato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dai giornalisti professionisti iscritti all’Ordine. Chiunque scriverà in modo continuativo (ad esempio più di dieci articoli l’anno) potrà essere oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione.
Si tratta di una nuova norma – che recepisce le direttive europee sulle professioni – redatta dal Governo Berlusconi e confermata dal Governo Monti. Il Parlamento l’ha approvata nei giorni scorsi.
La ratio sta nel voler liberalizzare l’accesso alle professioni, tenendo come unico criterio di accesso l’esame di Stato. Per noi giornalisti si trasforma in una restrizione, ma penso sia anche un’occasione per qualificare a meglio la categoria, che ricordo essere composta da 110 mila persone in tutta Italia di cui appena 50 mila versano i contributi all’Inpgi (vuol dire che 60 mila persone o NON fanno la professione o lavorano in nero). Il punto sta ora nel “salvare” quei 15-20 mila pubblicisti che solo per questioni di reddito e contratto non vengono iscritti professionisti, ma che svolgono regolarmente la professione. Per discutere di questo, dal 18 al 20 gennaio si riunirà il Consiglio nazionale dell’Ordine per redarre una proposta al Governo Monti, nella speranza che venga presa in considerazione. Altrimenti saranno varate con gli altri Ordini iniziative di mobilitazione e protesta, e altre potremo metterne in campo noi.
Intanto, il mio consiglio ai colleghi pubblicisti che effettivamente svolgono la professione è di richiedere agli Ordini regionale l’iscrizione all’albo dei praticanti, che dopo 18 mesi permette di sostenere l’esame di stato e diventare professionista. INSOMMA, DIVENTATE PROFESSIONISTI!
Le strade possibili sono attualmente 4:
1) Avere un contratto Fnsi-Fieg da praticante, quello da 1600 euro al mese, inpgi 1 etc etc o Fnsi-Aer Anti Corallo.
(magari molti di voi hanno contrattini che potrebbero rientrare nella categoria praticanti, ad esempio quello per le piccole pubblicazioni: consiglio di scrivere a freelance.emiliaromagna@google.com o di mettersi in contatto con l’Aser 051.239 991 – 261 750. Fax: 051.228 877 asermail@tin.it oppure con le assozioni sindacali e i coordinamenti del vostro territorio)
2) richiesta all’Ordine di praticantato d’ufficio, in cui l’Ordine si sostituisce all’editore che non ti ha fatto il contratto e decreta che te hai effettivamente fatto il praticantato perchè sei stato 18 mesi in redazione assieme ad altri giornalisti. E’ un’ipotesi che vale per gli abusivi veri e propri, quelli che lavorano in redazione a tutti gli effetti ma senza contratto.
3) Praticantato freelance. Vale solo per chi è già pubblicista e svolge attività giornalistica continuativa da almeno 3 anni con una o più testate. E’ previsto un limite di reddito da raggiungere che è pari al trattamento minimo del praticante. Molti Ordini chiedono un reddito pari allo stipendio pieno di un praticante (15-16 mila euro l’anno) ma una interpretazione letterale dovrebbe prevedere solo il minimo, escludendo indennità di contingenza, ferie e tredicesime che i collaboratori freelance non prendono: si arriva dunque a 7500 euro l’anno.
4) Scuola di giornalismo. Attualmente in tutta Italia 14 scuole di giornalismo attivano a pagamento corsi biennali per laureati, che valgono come praticantato.
Poi: Il Consiglio nazionale dell’Ordine, prima che arrivasse questa novità dal Governo, avevo redatto la proposta per una quinta strada (il ricongiungimento) che potrebbe ora tornare in auge ed essere votata e diventare – forse – praticabile.
5) pubblicisti con LAUREA, che svolgano 300 ore di corso di formazione e che abbiano un equo compenso (stabilito dalla futura legge sull’equo compenso che forse a breve verrà approvata).
Devo dire che l’impostazione data dal Consiglio nazionale è quella che avevo suggerito io nel mio post prenatalizio, quindi mi sento di sottoscrivere la nota di Antonella. Tuttavia, dai commenti che mi sono giunti sia sul sito sia su Facebook, Twitter e Linked In, la prospettiva taglia di netto le aspirazioni di migliaia di ragazzi che intendevano entrare nella professione attraverso la strada, oggettivamente più facile, del pubblicismo. Capisco il dramma di alcuni, ma un taglio prima o poi occorreva farlo. Come abbiamo detto a Firenze più di una volta, non esiste un diritto alla professione giornalistica: ci si prova e, se ci si riesce, si fa il giornalista. Con questa cesura che il Governo ha imposto ci sarà la possibilità, a mio parere, di riqualificare la categoria, di eliminare tanti pubblicisti improvvisati e tanti altri, pure bravi, ma che non svolgono questo mestiere in maniera esclusiva (tagliando fette di mercato, a volte consistenti, a volte no), di rimettere ordine nell’evasione Inpgi, davvero abnorme (oltre il 50% dei giornalisti Inpgi 2non versano neppure un euro o perché non più impiegati come tali o perché – peggio ancora – lavorano in nero).
Questa cesura, alla quale il Consiglio nazionale dell’Ordine dovrà dare una immediata risposta, non deve però sviare l’attenzione su una riforma complessiva della professione, attraverso la revisione della legge istitutiva (69/1963), ormai più che obsoleta.
Speriamo che questi mesi siano proficui e, dall’esperienza che ho maturato finora, in queste questioni vale sempre il detto trapattoniano “non dire gatto se non l’hai nel sacco”: fino a quando non ci saranno provvedimenti approvati in via definitiva, nulla si potrà dire. Fino al 14 agosto ne vedremo delle belle, ne sono certo!








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