Dopo la tragica ed imprevista fine sul campo del giovane Piermario Morosini, arriva, questa volta non dall’ Italia, una nuova inquietante notizia che travolge e disorienta nuovmente il mondo dello sport: il norvegese Alexander Dale Oen muore a 26 anni sotto la doccia dopo un allenamento. L’iridato dei 100 rana a Shanghai, argento all’Olimpiade di Pechino, è stato trovato senza vita a Flagstaff, in Arizona, nella sua stanza, tra pavimento e vasca da bagno. Non è ancora chiaro, dopo quasi 48 ore, se sia stato fatale un arresto cardiaco. Menre il Flagstaff Medical Center non ha voluto fornire ulteriori dettagli, le cause esatte dell’improvvisa morte del campione del mondo di nuoto sembrano ancora sconosciute.
Premettendo che, almeno in questi casi e per la stampa italiana, appare notevole la divergenza di trattamento “mediatico” tra le due personalità sportive. Alla morte di Morosini, infatti, si è dato un risalto mediatico notevole accompagnato da una giusta provocazione sulle visite medico sportive, gli allenamenti, lo stress nello sport e tanto altro. S’è parlato ampiamente, come è giusto che sia, di Piermario, della sua vita, dell’inevitabile e di quello che si poteva fare, dell’autombulanza e del vigile urbano. Fiumi d’inchiostro che mirano ad attivare l’attenzione su vicende delicate come le morti bianche nello sport, favorendo così controlli per evitare che episodi simili si ripetano.
Poi arriva la morte di Oen a pochi giorni dal lutto di Morosini e la domanda sorge spontanea: dove sono i fiumi d’inchiostro? le parole di cordoglio, dove sono le provocazioni, le ricerche e le ipotesi dei giornalisti? Perchè si tace, proprio adesso che una seconda morte sembra velatamente minacciare uno sport diverso dal calcio, ma non meno importante?
A volte alcuni allenatori, si parla del settore dilettantistico e delle scuole calcio, guadagnano poco e sono poco assistiti nel loro lavoro. A volte sono semplici dipendenti e,sempre nei settori minori, hanno a disposizione solo tanto entusiasmo e voglia di far crescere e sfondare giovani talenti. Per quanto riguarda, invece, i campionati maggiori c’è attenzione per la salute dello sportivo e, proprio per questo motivo, ci si domanda se la morte di Piermario possa essere davvero solo causa d’una tragica fatalità. Le apparecchiature mediche di soccorso, con personale addestrato, dovrebbero divenire obbligatorie non solo nei campionati “maggiori” o tra le “vasche” d’elite, le visite mediche dovrebbero essere di routine anche per i bambini, le serie minori di calcio o i giovani talenti del nuoto. La salute è un diritto da tutelare soprattutto quando si sceglie di seguire sport importanti come il calcio o il nuoto.
A volte si parla di pura speculazione, ma non è così e altre volte, a parte pure provocazioni, appare molto strano che al di fuori del ciclismo,vittima sacrificale,in sport importanti e strapagati non sempre si facciano controlli approfonditi sugli sportivi. Oggi, infatti, è risaputo anche che la macchina del doping è in continua evoluzione e,purtroppo,è un business dai contorni giganteschi e dai risvolti a volte titanici, ovviamente, per la salute dello sportivo di turno.
L’episodio di Cesar Cielo, ad esempio, un altro campione del mondo “semplicemente” ammonito dopo essere stato trovato positivo ad una sostanza dopante fa riflettere non poco e, alla luce di quello che accade, troppo spesso, negli spogliatoi e dietro le vasche, ragazzi giovanissimi,tutti apparentemente super controllati,perdono la vita. E’ un dato di fatto che capiti, quasi sempre, per problemi cardiaci e questo anche fa riflettere non poco l’opinione pubblica. In conclusione, quindi, la domanda sorge spontanea: sono i medici sportivi a non fare bene il loro lavoro, oppure effettivamente c’è la possibilità, si spera remota, che circolino sostanze dopanti davvero micidiali per il corpo umano?
Nella speranza che non siano proprio le sovvenzioni legate sport importanti come il calcio o il nuoto a valere di piu’ d’un paio di vite umane, ragioniamo, lasciando aperte solo tante domande prive di risposte certe su quel che accade, oggi, nello sport. Tutto il resto è silenzio, lo stesso che accompagna le tragiche morti di due giovanissimi che chiedono, oltre ad indagini e giustizia, risposte precise su quel che si nasconde dietro sport apparentemente sani e puliti ma che invece, purtroppo, mietono ancora oggi troppe vittime.








Lascia un commento